Auto assemblate quasi senza intervento umano: dobbiamo diffidarne? La domanda non ha più nulla di futuristico. Diversi costruttori stanno già accelerando su questo fronte, con un obiettivo chiaro: produrre più velocemente e a costi inferiori grazie a robot sempre più autonomi. Ma per gli automobilisti, si tratta di un progresso… o di un rischio per l’affidabilità?
Prima di tutto, è bene ricordare una cosa: i robot costruiscono automobili già da molto tempo. Nelle fabbriche automobilistiche vengono utilizzati per saldare, verniciare o movimentare componenti pesanti.
La novità è che presto potrebbero fare ancora di più. Alcuni costruttori vogliono affidare loro compiti più complessi, come la preparazione dei pezzi, alcune fasi dell’assemblaggio o operazioni ripetitive oggi ancora svolte da operatori umani.
In altre parole, i robot non sono una novità nell’automotive: stanno semplicemente assumendo un ruolo più centrale.
Il tema evolve rapidamente. L’industria parla ormai di “dark factories”: stabilimenti in grado di funzionare quasi senza intervento umano diretto su alcune linee.
L’idea è semplice: se i robot possono lavorare 24 ore su 24, senza stancarsi, senza pause e con la stessa precisione a ogni ciclo, permettono di guadagnare tempo prezioso.
In concreto, cosa significa? Che nei prossimi anni alcune auto potrebbero essere prodotte in stabilimenti molto più automatizzati rispetto a oggi, soprattutto in Cina, Corea del Sud e Stati Uniti.
È questo il punto chiave quando si parla di affidabilità. Un robot non lavora “meglio” di un essere umano in senso assoluto, ma può lavorare in modo più costante.
Su una linea produttiva questo è fondamentale. Un robot può ripetere lo stesso gesto con la stessa intensità e allo stesso ritmo, senza cali di attenzione. Per alcune operazioni, questa regolarità è un grande vantaggio.
È già il caso di attività come:
• la saldatura;
• la verniciatura;
• la movimentazione;
• alcune fasi di preparazione dei componenti.
Qui è necessario fare una precisazione. Anche se l’automazione avanza, alcune operazioni restano più complesse da affidare alle macchine.
È il caso, ad esempio, dell’installazione degli interni, come sedili o moquette, ma anche dei cablaggi elettrici, da sempre considerati difficili da gestire senza la destrezza umana. I costruttori stanno infatti ripensando alcuni componenti per renderli più facili da assemblare dai robot.
In altre parole, l’auto di domani non è solo costruita in modo diverso: è anche progettata in modo diverso.
E soprattutto, l’affidabilità di un’auto non dipende solo dal suo assemblaggio. Dipende anche:
• dalla qualità della progettazione;
• dai componenti utilizzati;
• dall’elettronica;
• dal software;
• dai controlli qualità finali.
Una fabbrica ultra-automatizzata può quindi produrre veicoli molto uniformi… senza garantire da sola un’affidabilità perfetta.
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Non proprio. Il vero nodo è il controllo del processo industriale. Se il costruttore progetta bene il veicolo, adatta i componenti alla robotizzazione, testa correttamente la produzione e mantiene standard elevati di qualità, l’automobilista non ha motivo di preoccuparsi. Per chi guida, il consiglio resta lo stesso: non giudicare un’auto solo in base a come viene prodotta, ma su criteri concreti come la reputazione del modello, le esperienze degli utenti e l’affidabilità del marchio. Perché, alla fine, ciò che conta davvero su strada non è sapere se la tua auto è stata assemblata da un essere umano o da un robot, ma se è affidabile ogni giorno.
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