Auto e cybersecurity: che cosa ci riserva il 2020?

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Auto e cybersecurity

Le auto connesse sono sempre di più. Si tratta di auto in grado di dialogare con loro, nonché con le infrastrutture e con altri dispositivi. Stando a uno studio Orbis Research, per il 2019 si è parlato di circa 90,8 miliardi di euro di fatturato nel campo delle auto connesse, cifra che dovrebbe arrivare a oltre 270 miliardi nel 2025. Il destino, insomma, sembra tracciato, per avvicinarsi sempre di più alle cosiddette auto driverless, ovvero alle auto a guida autonoma. La connettività sempre più diffusa delle auto, però, pone anche nuove problematiche. Se infatti fino a qualche tempo fa si poteva parlare di attacchi informatici solo a pc e a smartphone, ora il panorama della sicurezza informatica si allarga anche ai veicoli connessi. È quindi necessario ormai parlare anche di auto e cybersecurity. Il problema è che, stando a delle indagini recenti, i produttori di automobili non stanno facendo abbastanza per proteggersi dalle minacce informatiche. Ma di cosa si parla, nel concreto, quando si parla di auto e di cybersecurity?

Auto e cybersecurity a livello degli stabilimenti

Il tema di auto e cybersecurity, ancora prima di riguardare il consumatore, ovvero l’acquirente dell’automobile, è una questione che deve mettere in allarme i produttori. Sì, perché stanno crescendo gli attacchi che gli esperti definiscono “State Sponsored”, e che sono tesi a sottrarre informazioni industriali preziose. Quando si parla di auto connesse ci si riferisce a un universo di nuove tecnologie in continua espansione, dove le aziende più innovative dettano il passo. Non stupiscono quindi questi attacchi informatici legato allo spionaggio industriale, che arrivano soprattutto dalla Cina, dalla Corea del Nord e dal Vietnam. L’obiettivo, in questi casi, è quello di rubare dati relativi all’attività di ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie.

Gli attacchi informatici diretti alle auto connesse

A essere esposti a potenziali attacchi informatici non sono solo i produttori. Le minacce più preoccupanti arrivano anche sul fronte della automobili connesse vendute. Le auto più innovative possono infatti contare funzioni sempre più sofisticate, le quali però, essendo per lo più connesse, espongono i veicoli alle attività degli hacker e dei malintenzionati. Qui le possibilità sono molte e difficili da prevedere. Si pensi che, nel 2015, degli hacker sono stati in grado di intrufolarsi nei sistemi Jeep, al punto da riuscire a controllare sterzo, freni e trasmissione da remoto, usando semplicemente un portatile a distanza. La possibilità, per quanto remota, che un malintenzionato possa prendere il controllo di un’automobile a distanza apre scenari preoccupanti. In alcuni casi questa attività potrebbe essere diretta verso il furto dell’auto; in altri casi, invece, degli hacker potrebbero sfruttare la connessione per causare danni ben più gravi. Delle prime difese sono già state innalzate, a partire dai cosiddetti Proof-Of Concept, strumenti realizzati appositamente per individuare tempestivamente le falle dei sistemi. Questo è però solamente il primo passo: affinché i conducenti possano fidarsi davvero delle automobili connesse, al punto da prendere in considerazione, in futuro, di guidare un auto driverless, è necessario fare di più.

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