Auto elettriche e metalli rari: perché è bene pensare al riciclo?

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riciclo dei metalli delle batterie

Nel 2020 più della metà delle automobili vendute in Norvegia – più precisamente il 54% – è stata elettrica. E se il paese scandinavo è ormai considerato il paradiso della mobilità elettrica, il resto del mondo sta pian piano seguendo il suo esempio. Secondo le stime di Bloomberg, infatti, nel 2035 oltre la metà delle automobili vendute a livello mondiale saranno a batteria. Da lì all’abbandono completo dei motori a combustione interna il passo sarà relativamente breve. Certo, resteranno ancora per alcuni anni tante auto “d’epoca” con motore a benzina o diesel, così come resteranno a combustione interna, per un primo tempo, taluni mezzi pesanti o di cantiere. La strada in ogni caso è segnata, con il mondo dei trasporti su gomma pronto a diventare carbon free. Ma attenzione: il fatto di non avere a che fare con delle emissioni nocive durante gli spostamenti non equivale ad avere dei veicoli con un impatto ambientale azzerato.

I metalli rari delle batterie per auto elettriche

Le sfide ambientali – e quelle sociali – non si eliminano del tutto passando dai combustibili fossili alle batterie. Come ha riassunto Bloomberg nel suo Electric Vehicle Outlook 2021, i problemi da affrontare in tal senso sono principalmente due. Da una parte c’è l’esigenza di ridurre l’utilizzo di metalli rari nella realizzazione delle batterie per i veicoli elettrici; dall’altra, c’è l’esigenza di puntare sempre di più sul riciclo delle batterie, proprio per recuperare i metalli preziosi utilizzati. E non si parla certo di quantità ridotte, anzi. Guardando a una normale batteria agli ioni di litio come quelle correntemente installate sui veicoli elettrici, avremo in media un accumulatore contenente 35 chilogrammi di nickel, 20 chilogrammi di manganese, 14 chilogrammi di cobalto e infine 8 chilogrammi di litio. Quest’ultimo è l’elemento distintivo delle moderne batterie, e si stima che esistano riserve pronte per essere estratte come minimo fino al 2050, per supportare la transizione verso i motori a zero emissioni. Ma l’estrazione di litio, come è noto, comporta un notevole consumo di energia e di acqua. Non si parla però unicamente del litio, anzi. Si pensi al cobalto, che è un minerale tossico. Al giorno d’oggi circa due terzi del cobalto estratto a livello internazionale arriva dal Congo, lì dove l’attività di estrazione comporta grandi problematiche sociali, a partire dallo sfruttamento del lavoro minorile. Tra pochi anni, va detto, potranno essere utilizzate le prime batterie senza cobalto, così come quelle senza nickel.

Ridurre, riciclare e riutilizzare metalli delle batterie per auto elettriche

Visto quanto sopra, ridurre l’uso dei materiali rari risulta importantissimo. È però necessario continuare a rendere economico, per i produttori, l’utilizzo di materiali riciclati, seguendo l’esempio per esempio di Pechino. In Cina, infatti, esistono degli incentivi per tutti i produttori di batterie che decidono di usare metalli riciclati in luogo di quelli estratti. L’esigenza è quindi quella di ridurre e di riciclare le batterie, utilizzando le moderne tecnologie che permettono anche di riutilizzare direttamente interi elementi delle vecchie batterie, come i catodi. Va poi sottolineato che la vita delle batterie agli ioni di litio è molto lunga, con gli ultimi modelli che possono durare fino a 20 anni, con una perdita di capacità tutto sommato ridotta. È dunque possibile pensare a un riutilizzo efficace di questi accumulatori, che potrebbero essere impiegati per creare dei sistemi di accumulo per edifici.  

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