Carta di qualificazione del conducente, che cos’è?

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In molti continuano a chiamarla patente professionale, come se si trattasse di una licenza ulteriore, oltre alle ‘solite’ patenti A, B, C e D. Ma non è così: la Carta di qualificazione del conducente non è una patente, quanto invece una qualifica. Questa qualifica è obbligatoria per tutte le persone che svolgono attività professionale di trasporto per conto terzi, utilizzando veicoli di massa superiore a pieno carico a 3,5 tonnellate, per il trasporto di persone o cose. Ma quando è stata introdotta la Carta di qualificazione del conducente? Ogni quanto va rinnovata? Chi può farne a meno? E quanto costa? In questo lungo articolo risponderemo a queste e a tante altre domande su questa peculiare e dibattuta qualifica!

Cos’è la Carta di qualificazione del conducente

C’è ancora un po’ di confusione intorno alla Carta di qualificazione del conducente. Eppure questa qualifica obbligatoria è stata introdotta in Italia una decina di anni fa, recependo la direttiva europea 2003/9/CE. Più precisamente, l’obbligo di possesso della CQC è entrato in essere il 10 settembre del 2009. È quindi da quasi 10 anni che i conducenti italiani per conto terzi di veicoli superiori alle 3,5 tonnellate hanno questo particolare documento, da affiancare alla patente di guida.

A voler essere pignoli, tra l’altro, bisogna affermare che l’introduzione della Carta di qualificazione del conducente non è stata una vera e propria rivoluzione. Ancora prima della direttiva europea, infatti, in Italia esisteva già un particolare documento che questi stessi conducenti dovevano esibire su richiesta. Parliamo infatti del CAP, ovvero del Certificato di Abilitazione Professionale, un tempo presente in tre versioni. C’erano infatti il CAP per i possessori di patente C (ovvero l’abilitazione KC) e il CAP per i possessori di patente D (abilitazione KD), al quale si aggiungeva quello per i patentati B (abilitazione KB). Oggigiorno il Certificato di Abilitazione Professionale è richiesto ai soli tassisti e ai conducenti di autovetture adibite al servizio di noleggio: queste persone devono infatti avere l’abilitazione di tipo KB.

Ecco quindi che, di fatto, in Italia la ‘patente professionale’ era presente già da prima, seppure con altri nomi e con altre procedure.

Chi deve avere la CQC, e chi no

Non tutti i conducenti di veicoli di massa superiore a pieno carico a 3,5 tonnellate devono avere la Carta di qualificazione del conducente. Si tratta di un documento obbligatorio per tutti i conducenti che effettuano a livello professionale e regolarmente l’autotrasporto di cose e di persone, assunti o in proprio. Possono fare a meno della CQC tutte le persone che non rientrano in questa categoria, nonché chi conduce un veicolo che non può superare i 45 chilometri orari; chi guida veicoli delle forze armate, dei vigili del fuoco e delle protezione civile; chi si trova a condurre veicoli in missioni di salvataggio o in situazioni di emergenza; chi utilizza dei veicoli per i quali sono obbligatorie le patenti C o D, ma lo fa per fini diversi da quelli commerciali.

Come si ottiene la Carta di qualificazione del conducente?

Ottenere la Carta di qualificazione del conducente non è particolarmente difficile, ma non si può certo dire che si tratti di una vera passeggiata, soprattutto in termini di tempo. Per entrare in possesso della CQC e poter dunque diventare un conducente professionista di veicoli pesanti è necessario sostenere un esame, il quale può essere affrontato solo dopo aver frequentato dei corsi specifici. E questi non sono certo brevi. Esiste infatti un corso di formazione ordinario della durata di 280 ore, ed esiste un corso di formazione accelerato, il quale prevede comunque 140 ore di lezione. I percorsi formativi sono organizzati regolarmente da autoscuole e da altri enti autorizzati. I singoli corsi sono modellati in base alla Carta di qualificazione del conducente a cui si aspira, che può quindi essere per persone o per cose. Esistono peraltro dei corsi speciali, più corti, per chi desidera estendere la propria qualifica di trasporto cose al trasporto persone o viceversa: in questo caso i corsi durano ‘solamente’ 75 ore.

Terminato il corso, gli alunni ricevono un attestato di frequenza, con il quale – entro 12 mesi dal rilascio – è possibile sostenere l’esame per ottenere la tanto bramata Carta di qualificazione del conducente. L’esame in questione consiste in due quiz informatizzati, formati entrambi da 60 domande. Il tempo massimo per lo svolgimento del singolo test è di 120 minuti, mentre il numero di errori consentiti è pari a 6: il settimo errore, quindi, vale la bocciatura del candidato. Il primo test è comune, mentre il secondo, specialistico, è diverso per chi aspira alla CQC persone e per chi invece guarda alla CQC cose.

Il rinnovo della Carta di qualificazione del conducente

La Carta di qualificazione del conducente non è eterna, anzi, è caratterizzata da una scadenza piuttosto breve. Parliamo infatti di un periodo di validità di 5 anni, al termine del quale è necessario procedere con il rinnovo. Questa procedura prevede la frequenza obbligatoria di un corso di formazione, il quale dura 35 ore e verte principalmente su tematiche relative alla sicurezza stradale e alla razionalizzazione del consumo di carburante.

La decurtazione dei punti e la CQC

Bisogna sottolineare che la CQC, così come la patente di guida, al momento del rilascio ‘contiene’ 20 punti. Questo significa che il conducente professionista che, nell’espletamento della sua attività professionale, viene colto a trasgredire il Codice della Strada, si vede detrarre gli eventuali punti non dalla patente, ma dalla CQC. La cosiddetta ‘patente professionale’, quindi, contempla un sistema autonomo per la decurtazione dei punti, che nulla ha a che fare con quello della normale patente di guida.

Quanto costa la Carta di qualificazione del conducente?

Abbiamo visto che, in termini di tempo, la Carta di qualificazione del conducente rappresenta un impegno importante. Lo stesso vale per il lato economico. Il prezzo dei corsi CQC cambia di città in città e di ente in ente, ma molto raramente, tra iscrizione alle lezioni e accesso all’esame, si riesce a restare al di sotto degli 800 euro. In certe occasioni, del resto, la spesa complessiva può arrivare ben oltre i 2.000 euro.

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