Multe più salate? L’Antitrust denuncia i Comuni italiani

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Multe più salate? L'Antitrust denuncia i Comuni italiani

A nessuno fa piacere ricevere una multa, su questo non ci sono dubbi. Che sia una sanzione posizionata sotto al tergicristalli da un vigile per divieto di sosta oppure una multa per eccessiva velocità arrivata via posta, l’accoglienza non è mai positiva. L’impatto è poi tanto più negativo al crescere della tariffa da corrispondere, la quale come è noto varia in base al tipo di trasgressione del Codice della Strada e alla sua gravità. Ma non è tutto qui. A quanto pare a far aumentare l’importo della sanzione economica può essere anche la volontà del singolo Comune in cui viene notificata la multa, in modo piuttosto indiscriminato. A denunciare questa brutta abitudine degli enti locali, che tendono a far cassa con delle multe più salate, è stata l’Antitrust: vediamo quali sono le irregolarità individuate dall’Autorità Garante.

Multe più salate, le indagini dell’Antitrust

Il comportamento di alcuni Comuni è stato messo sotto accusa dall’Antitrust in commissione parlamentare d’inchiesta sulla Tutela dei consumatori, con la richiesta successiva di fare chiarezza insieme al Codacons. Da una parte, gli aumenti inseriti nelle sanzioni da alcuni Comuni italiani sono alla luce del sole, e sono tanti e diffusi; dall’altra, l’Antitrust sottolinea l’effettiva mancanza di motivi tali da giustificare questo aumento. Ma non ci sono delle regole di riferimento per evitare che i Comuni decidano in autonomia di consegnare multe più salate? In realtà non esistono dei criteri oggettivi per la quantificazione delle spese di accertamento delle multe stradali, ed è da qui che gli enti Comunali prendono le mosse per agire in piena discrezionalità. Non è quindi raro ritrovarsi a dover pagare delle multe più salate di 5, di 10 o di 15 euro.

I Comuni e le spese di notifica e di accertamento delle sanzioni

Le sanzioni complessive sono composte da voci diverse, tra le quali ci sono le spese di accertamento e di notifica. Queste ultime sono fissate a 9,50 euro dalla delibera n. 469/19Cons dell’Agcom, laddove il Codice della Strada sottolinea che queste spese – come quelle di accertamento – sono a carico del multato.
A partire da questa cifra forfettaria, i Comuni andrebbero a giocare sulle spese di accertamento, le quali vengono spesso gonfiate da voci inserite ex novo dalle giunte comunali. Ecco allora che gli automobilisti si trovano a dover pagare i costi di stampa, i costi di postalizzazione, e talvolta persino i costi relativa all’acquisto dei palmari per la polizia municipale. Non è tutto qui, in quanto nelle spese di accertamento è talvolta possibile individuare anche voci che tirano in ballo i moduli autoimbustanti, la manutenzione delle apparecchiature comunali, la redazione delle distinte e così via. In alcuni casi eccezionali si riscontrano anche spese per la modulistica per l’acquisto di stampanti e di cartucce. Fa poi pensare il fatto che alcuni Comuni abbiano deciso di inserire spese eccezionali nel caso delle multe inviate tramite Pec, per rifarsi dell’azzeramento delle spese di notifica.

Con questo meccanismo la cifra variabile delle spese di accertamento che si aggiunge a quelle di notifica si gonfia fino a oltre 10 euro. Come spiegato da Roberto Rustichelli, presidente dell’Antitrust, «la discrezionale definizione di tali spese, a livelli talvolta elevati, si traduce in uno sfruttamento della posizione di debolezza del consumatore/cittadino, che è costretto a pagarle per espressa previsione di legge senza poterne contestare il quantum in alcuna sede».

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