Rapporto Aniasa-Censis, c’è sempre l’auto nel futuro della mobilità

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Lo studio prevede una crescente domanda di mobilità nei prossimi decenni. Il trasporto pubblico farà fatica a fornire risposte adeguate. Cambierà la percezione dell’auto, sempre più connessa, a basse emissioni e autonoma.

Megacity dove i mezzi pubblici stenteranno a soddisfare le esigenze dei pendolari e chi dovrà spostarsi userà sempre più spesso l’auto, più funzionale e meno “status symbol”. È questo lo scenario futuristico della mobilità italiana nei prossimi decenni. Un quadro fotografato dal rapporto Aniasa-Censis, intitolato “L’evoluzione della mobilità degli italiani – Dallo scenario attuale al 2020-2030”, realizzato in occasione dei 50 anni di attività dell’associazione dell’autonoleggio. Chi credeva quindi che la storia dell’auto fosse arrivata ai titoli di coda sarà costretto a ricredersi. Lo studio, infatti, ribalta alcune previsioni circolate negli ultimi tempi, pronte a dare per “morte” le quattro ruote in un futuro non molto lontano.

Nel dettaglio. Già oggi il 71,3% degli spostamenti per lavoro avviene in macchina. Percentuale destinata a salire. Secondo il rapporto, crescerà il pendolarismo a bordo delle quattro ruote: dai 17,5 milioni del 2011 si passerà ai circa 18,8 milioni del 2030. Ma c’è di più: nel 2030 l’auto sarà scelta da 28,2 milioni di persone, contro i 26,2 milioni del 2010. Un trend confermato anche dalle ultime stime dell’Unione europea: la quantità di spostamenti passerà da 953 a 1.095 Gpkm (miliardi di passeggeri al km), di cui oltre 3/4 in auto e moto.

Percezione diversa. Indipendentemente dal contesto economico dei prossimi anni, l’auto rimarrà, quindi, centrale negli spostamenti degli italiani. La differenza, rispetto a oggi, è che sarà destinata a perdere il suo appeal di bene simbolo, “ma si potrà scegliere di usarla senza possederla, condividerne l’utilizzo con altri, oppure utilizzare il trasporto pubblico in tutte le situazioni residuali in cui questo si dimostrerà efficace”, prevedono Aniasa e Censis.

Cambiamenti. Il trasporto pubblico “farà fatica a fornire risposte adeguate alla crescente domanda di mobilità”. L’auto resterà sempre sugli scudi, anche se da qui al 2020-2030 sarà sempre più connessa, autonoma e a zero emissioni (ibrida ed elettrica). “In questo nuovo scenario di mobilità urbana ed extra-urbana chiediamo alla istituzioni di fare la propria parte, facilitando gli spostamenti di persone e beni attraverso la diffusione di sistemi tecnologici adeguati (per accessi a ztl, parcheggi “intelligenti”, strade con sistemi di comunicazione e reti 4G con cui le connected car possano dialogare). La realizzazione delle smart city passa dalla realizzazione di infrastrutture, dall’adeguamento del quadro normativo di riferimento e, non ultimo, dalla semplificazione della burocrazia attraverso i processi digitali”, afferma Fabrizio Ruggiero, presidente di Aniasa.

Vincenzo Bonanno

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