Cosa succede se non paghi la multa?

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se non paghi la multa cosa succede

Cosa succede se non paghi la multa? Per dimenticanza, per distrazione, per l’impossibilità di pagare una sanzione particolarmente onerosa: può accadere per diversi motivi di non pagare una sanzione. Anche perché nel nostro bel paese le multe fioccano in abbondanza: si pensi che la sola Milano nel 2021 ha raccolto 102 milioni di euro di multe. Dei quali, peraltro, quasi 13 milioni provenienti dalle multe per eccesso di velocità assegnate mediante l’uso dell’autovelox. Ecco allora che in media ogni abitante italiano paga circa 35 euro di multa all’anno (senonché ovviamente non tutti gli abitanti guidano), con differenze importanti nelle diverse città. A Bologna l’importo pro capite annuale è di 96 euro, mentre si parla di 75 euro a Milano, di 62 euro a Genova, e poi giù, fino ai soli 10 euro della città di Catanzaro. Di certo le sanzioni si possono prevenire, osservando in modo più pignolo le regole del Codice della Strada. Uno strumento come COYOTE in questo senso si rivela prezioso, per avere allerte in tempo reale sul posizionamento di autovelox fissi e mobili, nonché sulla presenza di tutor per la velocità. Di certo, però, la disattenzione è sempre dietro l’angolo: un parcheggio in sosta vietata, le gomme estive non sostituite in tempo con le invernali, la revisione dimenticata. Ecco allora che la sanzione può arrivare a rovinare la giornata, la settimana o persino il mese. Cosa succede se non paghi la multa?

I tempi per pagare la multa e i relativi aumenti

Partiamo da un presupposto fondamentale: non vi è mai un momento in cui, di per sé, non risulti possibile pagare la multa. Anche nelle fasi più avanzate del processo – pensiamo alle misure coattive da parte del Comune – è sempre possibile effettuare il pagamento. Detto questo, la somma da pagare tende a crescere nel tempo.

Come sappiamo tutti, pagando immediatamente la sanzione è possibile approfittare di uno sconto. Più precisamente, il trasgressore che paga la multa nei primi 5 giorni dalla ricezione del verbale può ottenere uno sconto pari al 30% rispetto all’importo originale, il quale viene definito come il minimo edittale. Solitamente sia il minimo edittale che la somma scontata del 30% sono riportati sul verbale consegnato all’automobilista. Va detto che il conto dei giorni parte dal momento in cui il verbale viene notificato, sia esso consegnato a mano dall’agente o via posta in caso di contestazione differita.

Passati i 5 giorni, e fino a 60 giorni dalla contestazione, la somma da pagare è quella del minimo edittale. La situazione peggiora ulteriormente se non si paga la multa entro i primi 60 giorni. Da quel momento in poi infatti la multa deve essere pagata pienamente, con una cifra che è parecchio maggiore al minimo edittale: si parla infatti di un prezzo pari al quadruplo della cifra originale. Ma non è tutto qui, in quanto ogni 6 mesi l’importo da pagare viene accresciuto di una mole di interessi pari al 10%.

Da queste regole comprendiamo due cose. Prima di tutto, il fatto che, quando è possibile farlo, la multa va pagata quanto prima. In secondo luogo, il fatto che, passati i primi 60 giorni, sarà bene richiedere il conteggio esatto della somma da pagare direttamente all’agente accertatore, così da avere la certezza di pagare la cifra esatta, interessi e aumenti compresi.

Cosa succede se non paghi la multa?

Ipotizziamo che la multa non venga pagata affatto. Cosa succede? In quel caso l’ente titolare del credito, ovvero l’istituzione che deve ricevere la somma dovuta, inizia a muoversi per riscuotere il pagamento. Potrebbe per esempio trattarsi del proprio Comune di residenza, che vuole intascare la sanzione per un divieto di sosta o per un eccesso di velocità. Ecco allora che il Comune effettuerà l’iscrizione a ruolo dell’importo, creando un documento apposito che certifica il proprio credito, e dunque il debito del trasgressore. Con questo documento inizia il processo di riscossione coattiva, il quale può essere articolato in due modi. In casi rari, il Comune potrebbe far avere al debitore un’ingiunzione fiscale. Più comunemente, il Comune trasmette all’Agente riscossore, ovvero a una società privata incaricata di questa attività, l’incarico di riscossione. Questo resterà tale per due anni, per poi trasformarsi in una cartella esattoriale. Ovviamente a questo punto la somma da pagare sarà lievitata parecchio. Una volta notificata la cartella esattoriale, questa deve essere pagata entro 60 giorni. Il cittadino ha la possibilità di fare un ricorso presso un giudice di pace: per questa strada si hanno 30 giorni di tempo. Va detto però che il ricorso non può essere relativo alla multa di per sé, in quanto tale possibilità è in campo unicamente alla ricezione del verbale. È possibile impugnare la cartella solo nel caso in cui si individuano effettivi vizi formali nel documento stesso.

E se non si paga nemmeno la cartella esattoriale conseguente una multa?

Abbiamo visto cosa succede se non paghi una multa: si arriva alla temuta cartella esattoriale. E se non si pagasse nemmeno quest’ultima? In realtà dapprima la situazione non peggiora in modo eccezionale. Dopo 60 giorni cominceranno a crescere gli interessi, i quali però per i primi tempi saranno bassi, e talvolta nemmeno dovuti (l’esattore infatti non può procedere alla riscossione di importi inferiori ai 30 euro).

Se il pagamento non dovesse arrivare nel lungo termine, l’esattore procederà con un’ulteriore mossa, la quale può essere definitiva. Le strade percorribili in questo caso sono due: o si procede con una misura cautelare, oppure con una misura esecutiva. Nel primo caso si arriva al fermo amministrativo dell’auto, con il veicolo che non può più essere utilizzato. In questo modo l’esattore si assicura che il veicolo resti integro in vista di un eventuale pignoramento (va detto che chi viola un fermo amministrativo rischia una multa dai 776 ai 3.111 euro nonché la confisca dell’auto). Nel caso della misura esecutiva, invece, l’esattore può procedere con il pignoramento dei beni del debitore, rifacendosi quindi direttamente sullo stipendio, sul conto corrente o sulla pensione. Ancora a questo punto, va sottolineato, resta possibile il pagamento della cartella esattoriale, fermando così questo lungo iter: in questo modo il fermo amministrativo potrà essere tolto, così come potrà essere eliminato il pignoramento.

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