Targa rovinata: cosa fare per evitare le sanzioni?

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Targa rovinata

Le nostre automobili sono tutt’altro che anonime. Certo, noi vediamo solamente vari modelli delle diverse marche transitare sulla strada davanti e dietro di noi. Lì un SUV grigio, lì un’utilitaria bianca, lì una cabriolet rosso fuoco. In realtà, però, ogni automobile è perfettamente riconoscibile per mezzo della targa, che corrisponde un po’ al nostro codice fiscale. E la storia della targa d’immatricolazione italiana non è certo breve, né si tratta di una invenzione recente. Le prime targhe veicolari furono infatti introdotte, anzi, rese obbligatorie nel 1897, con un regio decreto che imponeva ai proprietari di velocipedi di dotarli di apposite targhe. L’anno successivo il Comune di Milano fece lo stesso con le automobile: ogni veicolo doveva esporre una targa con nome del proprietario e numero di licenza. Nel 1901 si arrivò a una legge comune, che obbligava a montare una targa su tutte le automobili italiane: queste prime targhe erano composte dal nome della provincia per esteso e dal numero della licenza. All’epoca di queste leggi, del resto, il numero delle automobili presenti in Italia era davvero molto basso. Si parlava di poco più di 110 auto nel 1899, e di 300 auto nell’anno successivo. Per questo, dapprima, le targhe furono molto semplici. Si capisce però che fin da subito si sentì l’esigenza di rendere le auto sempre riconoscibili, esigenza che è forte anche oggi. Per questo motivo chi viene pescato con una targa rovinata, sporca o comunque illeggibile va incontro a delle sanzioni economiche, e non solo. Vediamo cosa dice il Codice della Strada a proposito, e cosa dovrebbe fare chi si trova con una targa rovinata!

Targa rovinata: cosa dice il Codice della Strada?

Le targhe devono essere perfettamente leggibili, e non serve certo spiegare il perché. Come sappiamo, però, i regolamenti da tenere alla guida non possono fare affidamento sul solo buonsenso. Ecco allora che può essere utile andare a vedere cosa dice il Codice della Strada a proposito della targa rovinata o illeggibile. L’articolo dedicato a questo tema è il 102, dedicato a “Smarrimento, sottrazione, deterioramento e distruzione di targa”. In tale articolo si dedica ampio spazio al furto e alla perdita della targa, mentre al deterioramento della stessa di dedicano poche righe, al comma 4. Nello specifico si dice che “I dati di immatricolazione indicati nelle targhe devono essere sempre leggibili. Quando per deterioramento tali dati non siano più leggibili, l’intestatario della carta di circolazione deve richiedere all’ufficio competente della Direzione generale della M.C.T.C. una nuova immatricolazione del veicolo, con le procedure indicate nell’art. 93”. Va detto però che l’obbligo di leggibilità della targa non fa riferimento solo a delle targhe rovinate e graffiate. L’automobilista viene meno a questo obbligo anche nel momento in cui presenta una o entrambe le targhe estremamente sporche, e quindi illeggibili. Non si tratta di una possibilità particolarmente remota: dopo aver percorso delle strade sterrate o innevate, infatti, non è raro trovarsi con delle targhe coperte da fango, polvere e melma. A insidiare la leggibilità delle targhe, poi, ci si mettono anche i prodotti di scarico della carburazione. Insomma: per rispettare il Codice della Strada è bene controllare regolarmente lo stato della targa, per assicurarsi che tutte le lettere e tutti i caratteri risultino ben leggibili.

Le sanzioni per la targa rovinata

Chi circola con una o entrambe le targhe rovinate, sporche o comunque illeggibili va incontro a delle sanzioni fissate tra i 41 e i 168 euro. Non è però tutto qui. In via teorica, infatti, chi viene pescato in questa situazione rischia anche il fermo amministrativo per tre mesi, nonché la confisca della targa. L’automobilista recidivo, che quindi viene sanzionato una seconda volta per la medesima trasgressione, va invece incontro alla confisca del mezzo. E ancora: l’automobile che si presenta all’appuntamento della revisione con una targa rovinata può vedersi rifiutare il test. Qui ovviamente diventa obbligatorio sostituire la targa, per non rischiare multe ben peggiori, con sanzioni fino a 639 euro e con eventuale ritiro del libretto di circolazione per chi circola senza revisione. 

Targa rovinata: cosa fare per sostituirla

Non ci sono quindi scappatoie: la targa rovinata va sostituita. Ma come si fa ad avere una targa nuova da posizionare sull’automobile al posto di quella vecchia e ormai illeggibile? Ebbene, non si tratta di una richiesta particolarmente agevole. Anzi, ci sono vari passaggi da seguire. Prima di tutto va detto che, in caso di smarrimento, di furto o di distruzione della targa è necessario denunciare la cosa alle autorità, e solo dopo procedere con l’iter per la sostituzione della targa. La nuova immatricolazione sarà possibile dopo 15 giorni dalla denuncia. Nel caso di targa rovinata, invece, non serve alcuna denuncia: ci si potrà rivolgere direttamente all’ufficio competente. Si parla nello specifico degli uffici provinciali del P.R.A., degli uffici provinciali della Motorizzazione, delle delegazioni ACI ed eventualmente, per mettere la questione in mano ad altri, a un’agenzia di pratiche automobilistiche.

Quali documenti è necessario presentare per la nuova immatricolazione? Prima di tutto è necessario compilare il modulo apposito, ovvero il TT2119. Al momento della richiesta, insieme a questo modulo, vanno consegnate due fotocopie di un documento di riconoscimento, il codice fiscale, il libretto di circolazione dell’automobile e il certificato di proprietà del veicolo. Non è tutto qui: se non distrutta, rubata o persa – e quindi senza una denuncia di smarrimento – è necessario presentare anche la vecchia targa rovinata. Nel caso di cittadini extracomunitari residenti in Italia sarà inoltre necessario presentare anche una copia del permesso di soggiorno.

L’operazione per avere una nuova targa ha ovviamente dei costi. Parliamo nello specifico di due imposte di bollo, entrambe da 32 euro, e degli emolumenti ACI, da 27 euro. C’è poi un’altra imposta di bollo, sempre da 32 euro, specifica per la reimmatricolazione. A tutte queste spese burocratiche vanno poi sommate quelle relative alla nuova targa: qui non si può però dare una cifra precisa, in quanto i prezzi variano di provincia in provincia.

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