WLTP, in che cosa consiste questa procedura di omologazione?

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Procedura di omologazione WLTP

Tutti sappiamo, pressappoco, cosa è stato il Dieselgate, ovvero lo scandalo nato dalla scoperta della falsificazione delle emissioni delle automobili motorizzate Volkswagen e vendute negli Stati Uniti e in Europa. Di fatto, i test effettuati per stabilire se queste automobili rispettassero o meno i vincoli ambientali sono stati truccati, con l’Epa ad accusare la casa tedesca di aver usato un software in modo illegale. Da questa accusa, formulata in pieno Salone di Francoforte, è nata un’inchiesta che ha fatto tremare il mondo dell’automotive, e che ha portato molti cambiamenti. Tra questi c’è stata anche l’introduzione della procedura di omologazione WLTP, a sostituire il precedente NEDC. Come funziona questo nuovo processo di omologazione, e quali sono i test concretamente effettuati?

Prima della procedura di controllo WLTP: il protocollo NEDC

La procedura di omologazione WLTP (acronimo che sta per “Worldwide harmonized light vehicles test procedure”) è entrata in vigore a partire dall’1 settembre 2017, e quindi due anni dopo lo scoppio del Dieselgate. Prima della WLTP tutto si poggiava sul protocollo NEDC (acronimo di “New european driving cycle”).Tra questi due processi di omologazione ci sono molte similitudini: in generale si può dire che il protocollo WLTP è però molto più severo e molto più puntiglioso del protocollo precedente. Vediamo quali sono le differenze principali!

Cosa è la procedura di controllo WLTP? Le differenze con il protocollo NEDC

Il fine, va sottolineato, è quello di avere la certezza di portare sui mercati della automobili che rispettino i limiti massimi di emissioni imposti a livello internazionale. Il teatro in cui si svolge la procedura di controllo WLTP è il laboratorio, con una serie di cicli il più possibile realistici, per avere delle stime esatte sul livello di inquinamento dei veicoli. Proprio per questo il protocollo WLTP prevede anche di testi fuori dai laboratori, con le automobili a dover affrontare delle prove su strada – le cosiddette RDE, Real Driving Emissions. È possibile così accompagnare i dati raccolti in laboratorio con quelli rilevati nel mondo reale. Con questo ciclo di controlli, teoricamente parlando, dovrebbe essere molto difficile arrivare a delle situazioni come quelle che hanno portato al Dieselgate.

Come anticipato, la procedura di controllo WLTP prevede delle prove più severe rispetto a quelle del protocollo NEDC. Prima di tutto, il test non dura più solamente 20 minuti, quanto invece 30 minuti. Se prima i veicoli sottoposti alla prova dovevano viaggiare a una velocità media di 34 chilometri orari, i nuovi testi prevedono una velocità media più alta, di 46,5 chilometri orari. Sulla stessa linea, anche la velocità massima da raggiungere durante le prove è aumentata, da 120 a 131 chilometri orari. Non stupisce quindi che, per avere dati più completi, la distanza da percorrere durante la procedura di omologazione sia ora di 23,25 chilometri, di contro ai precedenti 11 chilometri. Altra novità importante è, infine, l’introduzione dei test anche per le versioni top di gamma. Se infatti prima i test NEDC venivano effettuati solamente sulle vetture con allestimento base, oggi la procedura di omologazione WLTP è d’obbligo su tutte le versioni del modello presentato.  

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