In Italia, non pagare una multa entro i termini previsti può far aumentare rapidamente l’importo dovuto. Alla sanzione iniziale possono infatti aggiungersi l’aumento dell’importo, le spese amministrative e, soprattutto, una maggiorazione del 10% ogni sei mesi. Un meccanismo introdotto nel 1981 che il futuro Codice della strada potrebbe presto eliminare.
Il testo attualmente allo studio prevede infatti la soppressione di questo aumento semestrale. Se la misura verrà approvata definitivamente, il sistema di riscossione delle multe non pagate potrebbe diventare molto più semplice. Attenzione, però: al momento si tratta ancora di una proposta inserita nel nuovo testo e non di una norma già entrata in vigore.
Quando una multa non viene pagata entro 60 giorni dalla notifica del verbale, l’importo aumenta automaticamente.
Più precisamente, la sanzione passa a una somma pari alla metà del massimo previsto per l’infrazione contestata. Nella maggior parte dei casi, questo significa arrivare a un importo vicino al doppio della multa iniziale. Se una parte della somma è già stata versata, naturalmente viene sottratta dal totale ancora dovuto.
A quel punto può partire la procedura di riscossione coattiva. L’amministrazione affida il recupero del debito all’agente della riscossione, che può inviare al destinatario una cartella esattoriale.
È proprio in questa fase che oggi entra in gioco uno dei meccanismi più penalizzanti: al debito si aggiunge una maggiorazione del 10% per ogni semestre trascorso, oltre alle spese amministrative.
Dalla riforma del Codice della strada del 2024, questo aumento è però soggetto a un limite. Le maggiorazioni complessive non possono superare il 60% dell’importo della sanzione, anche se la cartella esattoriale arriva diversi anni dopo.
Il nuovo testo va molto oltre. Se verrà approvato nella formulazione attuale, la maggiorazione del 10% ogni sei mesi verrebbe eliminata del tutto.
In concreto, un automobilista che non paga una multa entro i termini continuerebbe comunque a dover versare una somma superiore rispetto a quella iniziale. Dovrebbe infatti pagare l’importo corrispondente alla metà del massimo edittale previsto per l’infrazione, oltre alle eventuali spese di riscossione.
La differenza è importante: il debito non continuerebbe più a crescere automaticamente ogni sei mesi.
Questo cambiamento modificherebbe anche la logica del sistema. Oggi, più tardi viene avviato il recupero, maggiore può essere l’importo dovuto. Con il nuovo meccanismo, invece, le amministrazioni avrebbero un maggiore interesse a recuperare le somme in tempi più rapidi.
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La riforma prevede anche un’altra novità importante: una disciplina precisa dell’avviso bonario.
Prima di avviare la riscossione coattiva, il comando di polizia che ha accertato l’infrazione dovrebbe inviare obbligatoriamente al trasgressore un documento con il dettaglio delle somme ancora da pagare.
Il destinatario avrebbe quindi 30 giorni di tempo per saldare il debito prima dell’invio della cartella esattoriale.
Un’altra novità riguarda la possibilità di chiedere la rateizzazione del debito, così da distribuire il pagamento su più scadenze.
L’obbligatorietà dell’avviso rappresenterebbe un cambiamento rilevante. Secondo il testo attualmente allo studio, se l’amministrazione non inviasse questa comunicazione preventiva, le successive azioni di riscossione potrebbero risultare inefficaci.
Questi cambiamenti potrebbero quindi ridurre in modo significativo le conseguenze economiche legate al pagamento tardivo di una multa. Questo non significa, però, che una multa non pagata non comporterà più conseguenze: l’importo continuerà ad aumentare una volta scaduti i termini e potranno comunque essere applicate le spese di riscossione.
Soprattutto, la riforma non è ancora definitiva. Nel settembre 2026 il testo del nuovo Codice della strada era ancora in fase di consultazione. Fino all’approvazione definitiva, gli automobilisti devono quindi continuare a fare riferimento alle regole attualmente in vigore.
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